C'è stato un momento, nella mia carriera, in cui ho mandato la stessa email a un produttore cinema per tre volte nel giro di sei mesi. La prima era una proposta entusiasta. La seconda era un follow-up educato. La terza era, tecnicamente, un'opera d'arte della diplomazia repressa. Risposta totale ricevuta: zero. Poi, un anno dopo, lo incontro a un festival. Mi guarda, sorride, e mi dice: "Ah sì, ho visto la tua mail. Interessante!" E io, come un idiota, ho pure ringraziato.
Mandare un'email a un produttore cinema è un rito che tutti gli autori conoscono. Si scrive, si riscrive, si lima il soggetto, si controlla l'allegato — e poi si controlla di nuovo perché l'ultima volta era allegato il file sbagliato. O non c'era proprio. Si preme invio. E poi si aspetta. Con la fiducia di chi ha lanciato un messaggio in bottiglia nell'oceano. Solo che l'oceano, qui, ha le notifiche di lettura disattivate.
Il Protocollo del Silenzio
Esiste una scala evolutiva del silenzio produttivo che ogni autore impara a riconoscere, spesso a proprie spese. Il primo stadio è l'ottimismo: "Sta leggendo, è impegnato." Il secondo è la razionalizzazione: "I produttori ricevono centinaia di email." Il terzo è il sospetto: "Forse l'allegato non si è aperto." Il quarto è l'autoboicottaggio classico: "Il progetto faceva schifo, lo sapevo." Il quinto — e questo è il più pericoloso — è la mail di follow-up. Quella in cui si cerca di sembrare disinvolti mentre si sta implorando una risposta umana qualsiasi. Anche un "no". Soprattutto un "no".
Perché l'Email a Produttore Cinema Finisce Sempre nello Spam (Emotivo)
La verità, quella che nessuno dice apertamente, è che il silenzio del produttore non è quasi mai trascuratezza. È un sistema. Un meccanismo di selezione naturale involontario ma efficace. Chi molla dopo la prima mail forse non era poi così convinto del suo progetto. Chi insiste — con metodo, non con disperazione — dimostra qualcosa. Il problema è che questo sistema funziona benissimo per il produttore e malissimo per l'autore, che nel frattempo ha riscritto il soggetto quattro volte e ha già cambiato il titolo del film almeno tre. Sul mio sito ho qualche progetto in sviluppo che potrebbe raccontare questa storia meglio di qualsiasi aneddoto.
Dallo Spam al Festival. Passando per la Negazione.
C'è anche la versione dall'altra parte della scrivania, e vale la pena raccontarla. I produttori — quelli veri, quelli davvero impegnati — ricevono una quantità di materiale che nessun essere umano potrebbe processare in modo lineare. Soggetti con oggetto email tipo "PROGETTO INCREDIBILE — LEGGERE SUBITO", ogni giorno, da autori convintissimi. Capire cosa vale davvero, tra tutto quel rumore, richiede tempo, energia e spesso un po' di fortuna. Secondo i dati riportati da Cinecittà News, il numero di progetti che arrivano ogni anno alle case di produzione italiane supera di gran lunga quelli che entrano realmente in sviluppo. Il divario è imbarazzante per tutti. E nessuno ne parla mai abbastanza.
"Ferrara, ma lei ha mai ricevuto risposta a una sua email da un produttore cinema?" — Sì. Una volta. Era un errore di indirizzo. E il messaggio era destinato a qualcun altro. L'ho conservata comunque.
Torno all'incontro al festival. A quel produttore che mi dice "interessante" con il sorriso di chi non ricorda assolutamente niente. Forse aveva letto tutto. Forse aveva visto davvero qualcosa in quel progetto. Forse era semplicemente educato. Non lo saprò mai. Ma la prossima mail che mando, la mando lo stesso. Con un soggetto diverso. E senza allegati sbagliati, questa volta. Spero.