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Storytelling transmedia: una storia, diverse porte di accesso.

TRANSMEDIA: UNA STORIA, INFINITE PORTE

Non si tratta di raccontare la stessa cosa su più schermi. Si tratta di costruire un universo abbastanza solido da non crollare quando qualcuno ci entra dalla porta sbagliata.

Quando si parla di storytelling transmedia, il primo errore è confonderlo con l'adattamento. Il secondo errore è spiegarlo a qualcuno a cena. Perdi l'amico e non concludi nemmeno il concetto. Ho avuto questa conversazione almeno duecento volte nella mia vita. Cambia l'interlocutore, cambia il contesto, ma la struttura è sempre la stessa. Io dico "transmedia", l'altro annuisce con l'aria di chi ha capito e poi chiede: "Quindi è come quando fanno il film dal libro?" No. Non è come quando fanno il film dal libro. Quello si chiama adattamento, ed è una cosa completamente diversa. L'adattamento prende qualcosa che esiste e lo traduce. Il transmedia parte da un universo e lo abita — su più fronti, con più storie, ognuna pensata per il medium che la ospita.

Ho cominciato a lavorare su progetti transmedia quasi per caso, come succede con le cose più interessanti della mia carriera. Avevo un universo narrativo in testa che non riusciva a stare dentro un solo formato. Troppo grande per un film, troppo frammentato per una serie, troppo visivo per un romanzo. E invece di scegliere, ho pensato: e se non scegliessi? E se ogni pezzo del puzzle vivesse nel posto in cui funziona meglio? È stato illuminante. È stato anche tremendamente complicato. Ma questa è un'altra storia — o forse, in senso tecnico, è esattamente la stessa storia.

OGNI MEDIUM SA FARE UNA COSA MEGLIO DI TUTTI GLI ALTRI.

Il cinema sa evocare. Ti mette davanti a qualcosa e ti fa sentire, con una potenza che i libri di teoria del cinema cercano di spiegare da cent'anni senza riuscirci del tutto. La serialità sa costruire relazioni — puoi passare sessanta ore con un personaggio e conoscerlo meglio di chiunque nella tua vita reale, il che dice qualcosa sulla serialità ma forse dice qualcosa anche sulla tua vita reale. Il gioco sa coinvolgerti attivamente: sei tu che agisci, che scegli, che fallisci — e il fallimento, nel gioco, ha un peso narrativo che nessun'altra forma riesce a replicare. Il fumetto sa rallentare il tempo e congelare un istante in modo che nessun altro medium può fare, trasformando una singola immagine in un'intera sequenza emotiva.

Storytelling transmedia: perché ogni medium ha il suo ruolo

Un universo di storytelling transmedia ben costruito usa ciascuno di questi strumenti per quello che sa fare meglio. Non racconta la stessa storia in modi diversi — questo sarebbe solo rumore. Racconta storie diverse che, insieme, costruiscono qualcosa più grande di quel che qualsiasi singola storia potrebbe contenere. La porta d'ingresso cambia. Il mondo dentro è lo stesso. Ed è un mondo che deve essere abbastanza solido da reggere qualunque punto di accesso il pubblico scelga — il film, il gioco, il fumetto, la serie. Ognuno deve funzionare da solo. Ognuno deve guadagnare qualcosa dall'esistenza degli altri. È quello che Henry Jenkins, il teorico che ha formalizzato il concetto, chiama Transmedia Storytelling 101: ogni medium contribuisce in modo unico all'universo complessivo.

L'ARCHITETTURA CHE NON SI VEDE. MA SI SENTE.

Ci vuole una disciplina particolare, che non si insegna in nessun corso perché è difficile da formalizzare: devi tenere in testa l'intero universo mentre scrivi una singola storia. Devi sapere cosa esiste oltre i bordi dell'inquadratura, anche se non lo mostrerai mai. Devi costruire prima l'architettura e poi abitarla — e come tutta l'architettura seria, il risultato non si vede. Si sente. È quello che cerco di fare anche nei miei esperimenti: universi narrativi che abitano più formati contemporaneamente. Il pubblico non sa dirti perché quel mondo sembra reale, perché ha lo spessore di un posto che esiste davvero. Ma lo sente. E quella sensazione è esattamente quello per cui vale la pena fare tutto questo lavoro invisibile.

"Ma se ogni storia funziona da sola, non è più semplice fare una bella storia e basta?" — Sì. Ma "semplice" e "sufficiente" non sono la stessa cosa. Almeno non per chi ha un universo in testa che non ci sta dentro. Io ci ho fatto un sistema transmedia. Altri fanno terapia. I costi sono comparabili.

Quindi, tornando a quella conversazione che ho avuto duecento volte: adesso quando qualcuno annuisce con l'aria di chi ha capito e poi chiede: "Quindi è come quando fanno il film dal libro?", faccio una cosa sola. Rispondo di sì. Poi cambio argomento. La vita è breve, e lo storytelling transmedia è lungo, troppo lungo da spiegare.

Tag transmedia scrittura
Nello Ferrara

Autore Transmediale · Sceneggiatore · Docente

Classe 1972. Più di venticinque anni nel settore, tra set cinematografici, scrivanie da sceneggiatore e aule da insegnante. Ho diretto un film, dal titolo PROBABILMENTE, disponibile su Amazon Prime. Ho anche sviluppato STORYMAX, YOURMOVIES TV, BRANCHFILM e molti altri progetti che ruotano attorno alla sfera AudioVideo.

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