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Il ritmo narrativo che altera la percezione del tempo

Il ritmo narrativo e la percezione del tempo

Sul perché certi film volano e altri sembrano non finire mai. Risposta breve: non è colpa tua.

Qualche anno fa, durante la proiezione di un corto — uno dei tanti che ho prodotto nei miei quindici anni di insegnamento — mi sono accorto di guardare l'orologio. Il corto durava undici minuti. Undici minuti, e già stavo controllando l'orologio come se stessi aspettando un treno in ritardo. Poi, la settimana dopo, ho guardato un film di due ore e mezza e sono rimasto stranito quando sono partiti i titoli di coda: avrei giurato di essere lì da quaranta minuti al massimo. La differenza, ovviamente, non stava nel minutaggio. Stava nel ritmo narrativo.

Il tempo, nel racconto visivo, non è mai quello dell'orologio. È qualcosa di più viscido, più soggettivo, più capace di tradirci. Un regista che conosce il proprio mestiere sa che il pubblico non misura la durata di un film in minuti: la misura in emozioni per minuto. E quando quelle emozioni mancano, anche cinque minuti diventano un'eternità. È questo il punto: il tempo che percepiamo dentro una sala — o sul divano, o sul telefono alle tre di notte — dipende interamente da come la storia è costruita, battuta dopo battuta, scena dopo scena.

IL RITMO CHE NON SI VEDE, MA SI SENTE.

C'è un errore comune, soprattutto tra chi si avvicina al cinema per la prima volta: confondere il ritmo narrativo con la velocità del montaggio. Si pensa che un film ritmato sia un film con tanti tagli, tante scene brevi, tanta musica incalzante. E invece no. Il ritmo narrativo è qualcosa che vive già in sceneggiatura, molto prima che il montatore metta mano alla timeline. È la capacità di dosare tensione e respiro, di sapere quando accelerare e quando fermarsi. Kubrick restava minuti su una singola inquadratura e il tempo sembrava volare. Certi blockbuster durano cento minuti e sembrano non finire mai. Il montaggio esegue; il ritmo narrativo pensa.

Cos'è davvero il ritmo narrativo (e perché non è solo il montaggio)

Una delle leve più potenti del ritmo è la gestione delle aspettative. Quando il pubblico vuole sapere cosa succederà, il tempo si comprime: ogni scena è un passo verso la risposta, e il cervello dello spettatore è in modalità caccia. Quando invece lo spettatore non sa perché dovrebbe interessarsi a quello che sta guardando, il tempo si dilata in modo quasi fisico. È per questo che una sceneggiatura mal strutturata — anche con dialoghi brillanti e immagini bellissime — può far sembrare eterni anche novanta minuti. Come scrive Robert McKee in Story, il principio fondante del racconto è che ogni scena deve cambiare qualcosa: se nulla cambia, il tempo si ferma. E non in senso poetico.

IL TEMPO NON È UNA QUESTIONE DI OROLOGIO.

Nella mia esperienza — sia come sceneggiatore che come figura di produzione su set cinematografici — ho visto questa dinamica all'opera decine di volte. Script che sembravano perfetti sulla carta, ma che sul set perdevano ritmo per motivi diversi: una scena troppo lunga, un personaggio che non aveva ancora giustificato la propria presenza, un colpo di scena posizionato male. Il ritmo narrativo non è una variabile estetica. È una variabile strutturale, e va gestita con la stessa precisione con cui si gestisce un budget di produzione. Chi la ignora, paga il conto in sala. Con gli interessi.

"Signor Ferrara, lei che insegna il ritmo narrativo da anni: qual è stato il film più noioso che ha visto nella sua vita?" — Uno che ho scritto io. Preferisco non fare nomi. Neanche a me stesso.

Tornando a quel corto da undici minuti: ho poi scoperto che il problema stava in una scena centrale completamente inutile. Tolta quella, il corto diventava un altro corto. Più corto, certo. Ma molto più lungo. Nel senso buono del termine, quello in cui il tempo si allunga perché ti lascia qualcosa su cui riflettere dopo, nel tempo. Il ritmo narrativo funziona così: non ti chiede minuti. Ti chiede attenzione. E se la guadagna sul campo, scena per scena.

Tag scrittura ritmo
Nello Ferrara

Autore Transmediale · Sceneggiatore · Docente

Classe 1972. Più di venticinque anni nel settore, tra set cinematografici, scrivanie da sceneggiatore e aule da insegnante. Ho diretto un film, dal titolo PROBABILMENTE, disponibile su Amazon Prime. Ho anche sviluppato STORYMAX, YOURMOVIES TV, BRANCHFILM e molti altri progetti che ruotano attorno alla sfera AudioVideo.

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25+
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1
Film da Regista
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Progetti inediti
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