C'è un momento, nella vita di ogni sceneggiatore seriale, in cui ti siedi davanti a qualcuno che deve decidere se produrre o no la tua storia. Hai passato mesi a costruire personaggi, archi narrativi, subplot. Hai una bibbia di ottanta pagine. Hai tutto. E quella persona, dopo quarantacinque secondi, ti guarda e dice: "Sì, ma di cosa parla?" In quel momento capisci che il problema non è la storia. È che non sai ancora come raccontarla a chi non ha tempo di ascoltarla.
Il paradosso dell'industria seriale di oggi è tutto qui: non è mai esistita così tanta libertà creativa, e non è mai stato così difficile trovare un pubblico. Le piattaforme streaming hanno aperto porte che la televisione generalista non avrebbe mai nemmeno considerato — generi di nicchia, formati ibridi, ritmi lenti, finali volutamente ambigui. Benissimo. Peccato che abbiano anche generato un rumore enorme. Ci sono più serie di quante qualsiasi essere umano possa guardare in una vita intera. E in questo contesto, farsi notare è diventato un problema editoriale prima ancora che creativo.
IL PITCH È DIVENTATO PIÙ IMPORTANTE DELLA STORIA.
Non mi piace dirlo. Ma è vero: oggi una serie deve essere spiegabile in poche parole prima di essere raccontabile in molte puntate. Il concept deve essere forte, differenziante, immediatamente comprensibile. Non perché il pubblico sia stupido — ma perché le persone che devono decidere di produrla sono sempre meno disposte ad ascoltare mezz'ora di presentazione. Hanno altre riunioni. Hanno altre bibbie. Hanno il telefono in mano.
Questo ha cambiato radicalmente il mio approccio alla scrittura seriale. Parto dal concept, adesso. Non dal personaggio, non dalla trama. Dal concept. Dalla frase che risponde alla domanda: perché questa serie e non le altre diecimila che esistono già? È una domanda scomoda, soprattutto all'inizio, quando sei ancora innamorato dell'idea e vorresti che tutti si sedessero in silenzio ad ascoltarti per ore.
Se non sai spiegarla in trenta secondi, forse non sai ancora cosa stai scrivendo. Non è un compromesso con il mercato. È una disciplina creativa. Obbligarti a trovare il cuore della storia prima di costruire tutto il resto ti salva da mesi di lavoro nella direzione sbagliata. È scomodo. È frustrante. È anche uno dei passaggi più utili dell'intero processo.
"Proff., ma lei quanti secondi ci ha messo a spiegare questa sua teoria dei trenta secondi?" — Quarantadue. Ma erano secondi moooolto densi.
E quindi, tornando a quella stanza, a quella persona con il telefono in mano: la prossima volta che mi siedo davanti a qualcuno per presentare una serie, avrò la mia frase. Trenta secondi. Precisi. Anche perché, a quarantadue, ho già visto gente alzarsi.